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Appia Antica - Dopo 200 anni la FITETREC-ANTE la ripercorre PDF Stampa E-mail
Turismo Equestre - Lunghi Viaggi
Domenica 13 Dicembre 2009 16:00

ndr. Un racconto inedito di Luigi Triossi, Presidente Onorario della FITETREC-ANTE, rappresentante della FITE internazionale, concede queste righe piene di note di colore, di sapore antico, ma anche di semplicità nell'esprimere quanto sia difficile spiegare alle persone che il turismo equestre non è un settore dìElite.

Colorare queste pagine con questo racconto, oltre a dare senso a tutto il lavoro di quest'anno, e degli anni passati, lo consideriamo un gran regalo di Natale per tutti, quindi buona lettura!

Andrea Ben Leva ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

 

9B63 E' STATO IN AFRICA?"...
mi sono sentito chiedere in un negozio a Venosa ... "Con quell'abbronzatura!".
"No" - risposi - "Stiamo molto a cavallo ... veniamo da Roma. Si; da Roma a cavallo?"
Lo lasciai attonito, sbalordito.
"Da Roma a cavallo?..." Da Roma... " continuava a ripetersi.
Se io invece avessi risposto "Si, sono stato in Africa"... non sarebbe successo assolutamente nulla.
Proprio questo è il punto: un viaggio in Africa oggi è quasi routine. Un lungo viaggio a cavallo ancora no. Ci si può allora domandare perché un cavaliere, uno che ama e che sa montare a cavallo, decide di andare in Africa - o magari in Australia - invece che fare un viaggio in sella?
Un cavaliere sceglie sempre una vacanza in Africa o in Birmania od a Rimini perché viaggiare a cavallo è difficile quel tanto da costituire una precisa disciplina sportiva e questa NON è anco­ra ritornata nella nostra cultura e nella nostra mentalità. Spetta a ciascuno di noi del Turismo Equestre, quello final­mente con lettere maiuscole, aprire e mostrare agli altri questo nostro modo meraviglioso che solo noi sappiamo essere possi­bile, completo ed appagante.

Il successo di un viaggio a cavallo dipende in gran parte dalle motivazioni che ci spingono a scegliere ed a percorrere un preciso itinerario.

9B64In questo caso il nostro obiettivo "totale ed esclusivo" era quello di viaggiare su di un per­corso coincidente o quantomeno il più vicino possibile all'Appia Antica.

Nostro scopo totale era quindi la Regina Viarum, la Regina di tutte le strade, il più grande monumento dell'epoca romana, la via celeberrima, nobilis, insignis.
Durante tutto il perio­do della storia di Roma nessuna strada fu mai più importante della Via Appia, per le spedizioni militari, per il commercio, per i viaggi.
La sua costruzione ini­ziò nel 312 a.C. all'epoca delle guerre contro i Sanniti e dapprima arrivò sino a Capua. Bastarono meno di 50 anni e già nel 267 a.C. aveva raggiunto Benevento, Tarante e Brindisi: Roma aveva così realizzato la sua rampa di lancio per l'Oriente e le sue imprese oltremare.
9B75L'Appia fu poi percorsa dai Goti, dai Vandali, dai Longobardi, da eserciti che si combattevano per dinastie tedesche, Spagnole, francesi ed austriache.
Lungo l'Appia marciò Carlomagno, morì Tommaso d'Aquino, fu assalito dai banditi Torquato Tasso. Per l'Anno Santo del 1600 vi viaggiaro­no interminabili colonne di pellegrini.
Dopo i Crociati, usarono l'Appia i pellegrini che andavano a Gerusalemme.
Lungo la strada tutti trovavano risposta ai loro dubbi esistenziali ed alle loro incertezze di fede; camminan­do si espiavano colpe mai confessate, si vincevano rimorsi: ognuno tornava più sereno e migliore.
9B76Venne poi l'epoca dei viaggiatori romantici del '700 e dell'800. Percorrono l'Appia alla ricerca delle tombe, dei monumenti, delle impronte delle ruote dei carri sulle antiche pietre.
Ci lasciano libri, disegni, poesie.
Famosa resta la spedizione dell'aba­te di Sant Non, dedicata alla Regina Maria Antonietta con le incisioni di Hubert, Fragonard, Fernet e di Volare. Poi quella del nobile inglese Sir.Richard Hoare che partì nel 1879 accompagna­to dal giovane pittore italiano Giovanni Labruzzi, che purtroppo si ammalò a Benevento.
Sir Hoare dovette rinunciare a proseguire ma il Labruzzi, in 50 giorni di viaggio aveva eseguito oltre 200 disegni di monumenti e paesaggi i quali, per nostra fortuna, si trovano ora all'Accademia di San Luca a Roma.
Byron descrisse la tomba di Cecilia Metella.
Goethe rimase esaltato dalla bontà del clima, dalla ricchezza dei campi, dalla vitalità della gente.
Chateaubriand vide nei monumenti in rovina il simbolo della temporaneità della vita terrena.
Infine, l'archeologo inglese Thomas Ashby, che fu il primo iscritto all'Accademia Britannica di Roma di cui poi divenne il Direttore, dopo vari tenta­tivi riuscì a percorrere l'Appia antica in bicicletta nel 1913.
9B78A milioni si contano anche oggi i visitatori riverenti ed affascinati del primo tratto di strada a partire da Roma.
Nessuno però segue ormai il suo percorso fino a Brindisi.......!
Noi abbiamo voluto con molta umiltà fare un lungo viaggio a cavallo per seguire un percorso carico di tempo, di storia e di tanti significati diversi.
Abbiamo voluto vede­re e toccare l'Appia Antica per intero noi stessi, abbia­mo voluto portare la nostra attenzione - anche però di chi non era con noi - sui tanti tesori che il territorio contiene.
Sono tesori fatti non solo di natura, di ambiente e di paesaggi, ma dei tanti monumenti e delle tante testimonianze antiche che le nostre campagne conten­gono: opera dell'uomo.
Monumenti troppo spesso ignorati ed abban­donati che dovremmo inve­ce conoscere, difendere e valorizzare in modo corret­to per noi stessi e per quelli che li vorranno vedere e godere dopo di noi.

9B79Le miglia romane equivalgono ad un chilo­metro e quat­trocento metri.

Lungo la via Appia ogni 7-9 miglia -da 10 a 15 chilometri- erano disposte le mutationes, le stazioni di posta pubbliche per la sosta e cambio dei cavalli.
Le mansiones, veri posti tappa e di pernottamento, erano invece a distanza maggiore.
Un viaggiatore tipo di quell'epoca, a piedi com'era più comune, percorreva 30 chilometri al giorno.
Noi invece, pur essendo a cavallo, abbiamo stabilito una lunghezza media di 35 chilometri per tappa, una lunghez­za che ritengo giusta per un viaggio di molti giorni come questo.
Significa prevedere 6 ore di marcia effettiva, comprese le piccole soste, 7 ore inclusa la sosta per mangiare qual­cosa e 9 ore se aggiungiamo il tempo di preparazione alla partenza e quello per la sistemazione dei cavalli all'arrivo.
A Novembre alle 5 del pomeriggio è già buio ed occorre mettere nel conto l'eventualità della pioggia che rallenta la marcia.
9B7BIn un paio di casi siamo arrivati che appena si vedeva ancora qualcosa: a Benevento dopo una tappa di oltre 50 chilometri ed a Rocchetta S.Antonio dove l'arrivo è stato spostato alla piazza della sta­zione. A Rocchetta questo significa l6 chilometri oltre il paese! Poco male.

Noi abbiamo voluto seguire il più antico tracciato della via Appia che è anche il più lungo.
I nostri punti di sosta erano spesso lontani dall'Appia, a volte allun­gavamo la strada per evitare i tratti asfaltati: per arrivare a Brindisi abbia­mo così percorso 750 chilometri in 21 giorni oltre ai 3 di riposo.
La nostra velocità di sicuro non è stata all'altezza di quella leggendaria dei tempi romani.
Per arrivare a Terracina noi abbiamo impiegato 3 giorni. Il famoso poeta Grazio, che viaggiava senza cavallo, così commenta nelle sue Satire (1,5,5-6): "Questo percorso noi pigri io dividemmo in due tappe, ma quelli de si legano la tunica più alta della nostra ne fanno una sola". Francamente a me sembra un "lapsus" poetico perché se la strada fosse dritta si tratta di 90 chilometri. Comunque....!

9B8BDa Roma a Brindisi, con la variante Traianea (Benevento-Bari-Brindisi) che è più corta della nostra, i viaggia­tori romani, a piedi, impiegavano sol­tanto 14 giorni: una bella differenza con noi!

Catone, con i cavalli del servizio pubbli­co impiegò soltanto 5 giorni, alla media giornaliera di 120 chilometri!
Erano certamente altri tempi! Una let­tera spedita dalla Turchia arrivava a Roma in 9 giorni, mare compreso.
tutti i viaggi di gruppo e specialmente nei lunghi viaggi ha una grande importanza - oltre che il numero - l'assortimento e l'affiatamento dei partecipanti.
I romani lo sapevano benissimo e li organizzavano con ogni attenzione.
Mecenate quando si recò a Brindisi per trattare una tregua tra Ottaviano ed Antonio organizzò un gruppo niente male di amici e di poeti e scrittori tra i quali, oltre a Quinto Grazio Fiacco, che allora era soltanto una giovane pro­messa, figuravano Virgilio, Iucca e Vario!
9B8CIl nostro gruppo di viaggio iniziò con 9 cavalli, compresi i tre brillanti cavalieri della Polizia di Stato che ci hanno accompagnato nella prima tappa da Roma sino a Lanuvio. Di giorno in giorno il numero variava : accompagnatori ed amici si aggiungevano per uno o più giorni. Nell'ultimo tratto, tra Mottola, Taranto e Brindisi siamo arrivati ad essere più di 40.

Possiamo dire che in media siamo stati sui 10/12 e penso che questo sia il numero massimo di cavalli adatto per un lungo viaggio come questo.
In questi casi il tema fondamentale è quello di arrivare tutti insieme e sino in fondo, cavalli e cavalieri, in ottime con­dizioni non solo fisiche ma anche di spi­rito! Noi possiamo dire di essere! riusci­ti perfettamente "per meriti di gruppo".
A proposito di gruppo, non solo i cava­lieri ma anche i cavalli che lo formano dovrebbero avere esperienza, qualità e condizioni di allenamento le più simili tra loro.
Se i cavalieri debbono saper interessarsi ai problemi altrui ed aiutarsi anche nei piccoli dettagli, i cavalli per loro conto non dovrebbero essere aggressivi o calciare per abitudine, ma capaci di socializzare anch'essi tra loro, senza trasmettere agitazione ed irre­quietezza agli altri.
9B8DFondamentale è il rispetto delle andature che debbono essere regolari, continue ed accessibili a tutti. evitando trottigni, accelerazioni, beccate e traversa­te che stancano tutti inutilmente.

L'ideale è quello dei avere un grup­po con tipo di monta omogenea ossia con un solo tipo di sella - inglese, western, butterà - perché così riesce più naturale ed agevole la scelta e l'unifor­mità delle andature
Un lungo viaggio a cavallo può esse­re paragonato ad un coro: nessuna voce deve pretendere di essere più bella o più brava; tutti debbono essere pronti e disposti ad adattarsi: anche questo senza farlo notare!
Noi non abbiamo avuto di questi problemi o momenti di crisi, neppure tra il secondo ed il terzo giorno di viaggìo che sono notoriamente tra i più delicati per cavalli e cavalieri.
Dei nostri sei cavalli i 4 del Corpo Forestale erano bellissimi esemplari murgesi tra i 5 ed i 7 anni, il quinto un incrocio murgese-selle francais di 8 anni ed il mio Tamna (significa cavallo in etrusco!) è figlio di un p.s.i. e di una m.s. di origine sarda e di anni ne ha 12. Dopo due giorni erano già tutti per­fettamente affiatati nel recinto elettrico preparato per ogni notte di sosta: gli squali neri murgesi, dopo brevi riserve, ave­vano accettato Tamna tra loro e tutto così era divenuto ancora più facile.
9B90Nel migliore un lungo viaggio, ai tempi di Orazio si compiva su carri nei tratti pianeggianti ed a cavallo di muli in quelli di montagna.

Il traffico lungo le grandi strade con­solari di Roma anche senza immaginare soldati ed eserciti ne risultava terribil­mente confuso e difficile per la sua varietà: viandanti, carri di ogni tipo, cari­chi di persone e di cose, trainati da somari, buoi, muli, cavalli e poi anche cavalieri.
La larghezza della strada non era costante, pioggia e corsi d'acqua dan­neggiavano spesso la carreggiata che si ricopriva di fango. I cavalieri non usava­no staffe, i cavalli non avevano ferri chiodati e non sempre rudimentali ipposandali proteggevano gli zoccoli.. Vaste zone, come le paludi pontine, erano tristemente famose per la mala­ria, molte altre per le imprese di ladri, fuoriusciti e briganti.
Basta questo per rendere difficile immaginare tutto quel­lo che poteva accadere.
Noi a confronto possiamo considerarci .viaggiatori viziati perché per noi tutto è stato diverso e più facile: a cominciare dal clima che ci ha favorito in un modo addirittura sfacciato: 23 giorni e mezzo (su 24!) di sole stupendo e continuo dopo una partenza avvenuta tra fulmini e tuoni, sotto una pioggia incredibile .
9B91Non soltanto avevamo selle (2 pre-stige e 4 scout dell'Appaloosa) con tanto di staffe, ma anche ferrature che alla prova dei fatti si sono dimostrate perfette.

Avevo all'inizio timori per l'unghia leggermente friabile dei posteriori balzani di Tamna ed invece in tutto ho rimesso soltanto due chiodi.
In vista di tanto asfalto da percorre­re ho usato chiodi del n°7, più grossi di quelli che impiego usualmente, e per non scivolare ho montato in posizioni simmetriche 4 chiodi con punte al vidia (una lega d'acciaio resistentissima) per ciascun ferro.
"In precedenza, sempre in previsione dell'asfalto, avevo fatto fare da un fab­bro, usando elettrodi al vidia, una deci­na punti di saldatura senza spessore apprezzabile, sulla superficie inferiore di ciascuno dei ferri.
Il risultato è stato sorprendente: con poche migliala di lire i ferri così prepa­rati si sono rivelati sempre molto stabili non solo sull'asfalto ma anche su lastre molto levigate di pietra e si sono con­servati benissimo per tutta la durata del viaggio, compresi i ramponi.
9B92I ferri non trattati, già molto prima dell'arrivo risultavano invece lisciati completa­mente, tanto da perdere in molti casi addirittura le barbette.

Quanto al mangiare, Orazio non solo è stato il precursore delle regole della dieta mediterra­nea, ma nella sua predica salu­tista, 2a Satiradel II Libro, se la pren­de con i menù dei ricchi capitolini i quali offrivano insieme: carne bollita, tordi e frutti di mare.
I risultati, dice Orazio, sono nefasti perché i buoni sapori si trasformano in bile, l'eccessiva secrezione degli acidi gastrici mette sottosopra lo stomaco ed i convitati si alzano da tavola stremati e pallidi come se avessero affrontato non una cena ma una battaglia mortale! "E poi -conclu­de- un corpo gravato degli stravizi della tavola appesantisce anche l'anima!"
Questi convincimentii maturarono proba­bilmente più tardi con il passare degli anni, giac­ché per lo stomaco dell giovane Grazio l'inizio del viaggio fu invece disastroso. Nella sua 5a Satira infatti ci racconta che l'ac­qua di Ariccia, dove egli si fermò la prima notte, gli causò una terribile indigestio­ne.
9BA3Non siamo sol­tanto noi a credere che in verità l'indige­stione sia venuta dopo aver mangiato ad abbondanza la famosa porchetta che era già da allora considerata la spe­cialità di quei paesi dei Castelli romani.

Sta di fatto che noi, anche se non possiamo conside­rarci rigidi applicatori dei sani e giusti principi del poeta, siamo stati anche in questo caso molto più fortunati di Orazio.
Pur mangiando senza parsimonia analoga porchetta -il C.I. Quarto della Mandorla di Lino Nicoletti si trova a pochissimi chilometri da Ariccia - e tante altre preli­batezze non abbiamo sofferto disturbi di sorta. Anzi!
Questa felice sensazione di equili­brio fatto di perfetta salute ed appagato entusiasmo alimentare, per nostra fortuna ci ha accompagnato sino al mare di Brindisi, mentre cioè -lungo tutta la strada - alternavamo soste con spuntini frugali a desinar! che erano molto simili a veri e propri banchetti.
Tutti i viaggi più diversi del mondo sottolineano con molta enfasi le espe­rienze gastronomiche che vengono offerte: non si vede perché i lunghi viag­gi a cavallo debbano fare eccezione.
Anzi, vuoi per l'esercizio fisico prolun­gato, vuoi per l'aria aperta che non manca davvero, lla leggenda vuole che entro un'ora dalla partenza ci sia sempre la voce di un cavaliere che suoni: "Dov'è dove si mangia?" Nel nostro caso, ma certamente non per affermare principi alimentari contrari a quelli di Grazio, abbiamo goduto di un tripudio di soluzioni gastronomiche diverse, fortunati, come siamo stati anche sotto questo aspetto, dal concor­rere sinergico di almeno tre fattori diversi.
9BA4Innanzi tutto Angelo Nardelli e Donato Marangi i nostri amici accom­pagnatori alla guida dei due automezzi di appoggio, si sono dimostrati abilissi­mi non soltanto a produrre paste e sughi molto articolati e diversi nella cucina da campo, ma ad organizzare ogni sera all'aperto un fuoco proporzio­nato ad una grandissima griglia.

E' proprio su questa griglia che fini­vano carni, pesci ed ogni bendìdio che amici - ed amici di amici - portavano ogni sera dal mare e da terre lontane a noi cavalieri che da lontano venivamo a cavallo.
. Infine i Centri Ippici, le aziende, le masserie dove facevamo sosta, spes­so ci imbandivano tavolate colme di specialità succulente di fronte alle quali tirarsi indietro sarebbe stata pazzia.
Chi conosce dove noi siamo stati, conosce del resto benissimo anche quello di cui ora parliamo: per esempio orecchiette e fusilli e le famose mine­stre di cicoria con il passato di fave o con brodo, stracciatella e sfilacci di pollo.
Conosce, beato anche lui come noi, la minestra piccante di fagioli con gli involtini fatti di cotiche leggerissime e pieni di spezie. ATrevico, sui 1200 metri del Tetto d'Irpima questa minestra ci ha rimesso al mondo appena arrivati: era già sera e gelava!
1 romani celebravano giustamente il vino Cecubo ed il Falerno. Oggi i nomi sono cambiati ma si tratta sempre dei vini tra i migliori d'Italia, di quelli che si bevono in silenzio, con attenzione e rispetto: il Greco di Tufo, l'Aglianico del Vulture, tanto per far nomi ed il corposo e rarissimo Vino Primitivo fatto da viti­gni antichi non innestati sul piede ame-
ricano, quello che hanno in cantina solo i veri contadini che sono generosi e lo offrono, ma con parsimonia.....
Per finire, naturalmente gli ultimissimi fichi della stagione, l'uva e gli aranci qua e là rimasti ancora pendenti dopo la raccolta, i cachi da sottrarre agli uccelli, le mele selvatiche, i fichi d'india rossi, arancioni e viola, un frutto che sa di mediterraneo e di meridione: un frutto quasi esotico per chi arriva da Roma.
È la frutta da assaporare lungo la strada: già anche questo è il vantaggio di viaggiare a cavallo.

Uno dei più seri problemi di viaggio è stato da sempre quello dei posti di sosta. Il problema esisteva certamente nei tempi più antichi, giacché Roma, dopo aver costruito le grandi via di comuni­cazione che consentivano viaggi relati­vamente spediti per quei tempi, non si era affatto curata di dotarli di strutture per accogliere e rifocillare i viaggiatori.
Solo sui grandi itinerari molto rara­mente si incontrava un ostello: per lo più bisognava rassegnarsi a taverne e locande vicino a stazioni di posta, gesti­te da osti rozzi e villani o addirittura da schiavi.
Grazio li descrive come posti ignobili affollati, con cattivi odori e rumorosi dove si potevano adattare solo i persone dei ceti più infimi della società romana: mulattieri, facchini, venditori ambulanti, malfattori e briganti.
I personaggi di più elevata condizio­ne sociale, se non trovavano ospitalità in qualche villa di amici, non avevano altra scelta. Dovevano per di più stare molto attenti a non essere poi rapinati lungo la strada da furfanti che li aveva­no adocchiati proprio durante le soste.
Per un viaggio a cavallo dei tempi nostri i problemi di brigantaggio e di taverne malfamate sono rimasti soltan­to un ricordo che, forse proprio perché lontano nel tempo, assume addirittura un sapore romantico.
Problemi però rimangono. Specie se prima decidiamo di seguire un preciso percorso e soltanto dopo dobbiamo trovare dove fermarci.
I posti più adatti- è ovvio -sono i Centri ippici e quelli di Agriturismo ma bisogna essere fortuna­ti per non fare troppi chilometri in più. Con altre soluzioni, il problema principale diventa la sistemazione dei cavalli.
Una volta risolto il problema cavalli occorre sistemare noi cavalieri che troppo spesso pensiamo di misurare la qualità della vita soltanto in base alla qualità della stanza dove andiamo a dormire.
La mia esperienza e di tutti coloro che viaggiano a cavallo, ci permette invece di enunciare senza esitazione l'assioma : "La qualità della vita di chi fa T.E. è tanto migliore quanto è più vicina al proprio cavallo la propria stanza da letto! ( Sempre ammesso che si tratti di una vera stanza!)
Fanno eccezione alla regola: chi sof­fre di insonnia, i nevrastenici ed i son­nambuli, anche se vi sono prove che le prime due patologie vengono spesso curate con un viaggio (minimo 10 gior­ni). A questo si può aggiungere anche un teorema di facile dimostrazione: "A parità di questo tipo di distanze la felicità aumenta con il comfort, del cavaliere" ed un relativo ed ovvio corollario: "II comfort aumenta con l'organiz­zazione, con l'esperienza e con l'inventiva",
Per la solita fortuna, il nostro pro­blema non aveva incognite ed era stato risolto, come si dice in termini matema­tici, impostando un sistema.
Abbiamo chiesto la collaborazione dei nostri Comitati Regionali che hanno individuato le strutture possibili più vici­ne al tracciato dell'Appia Antica. Molte di queste però non sono attrezzate per un ricovero cavalli...e allora? Ecco allora il sistema: i validissimi amici Angelo e Donato del Corpo Forestale, attrezzava­no ogni sera un recinto elettrico sufficiente
per i 6 cavalli del gruppo di base.

Quasi sempre il recinto occupava "per caso" un prato verde di erba rigogliosa ed intonsa su cui i cavalli, ancor prima di cominciare a mangiare, si rotolavano ultrafelici dopo la lunga giornata di marcia . Il gioco era fatto!
Con questo sistema siamo riusciti ad usare tutte le strutture che ci erano state segnalate e ciascun giorno abbia­mo allungato in media di soli 7/8 chilo­metri il percorso dell'Appia per un tota­le quindi di 150 chilometri soltanto.
Se aggiungiamo questi 150 ai 530 chilometri che separano su strada Roma da Tarante e gli altri 70 per Brindisi ecco come abbiamo contato, sicuramente per difetto, i nostri 750 chilometri percorsi, si noti bene, senza saltarne un solo centimetro.
Sin qui il nostro sistema per i caval­li. Per i cavalieri il sistema è stato se possibile ancora migliore. Il van - nuovo e pulitissimo - era a 6 posti, compartimentati e divisi tra loro, che a tre a tre affacciavano sulla zona libera centrale. Erano, guarda caso !, larghi 85 centime-tri. Dove credete siano stati messi i materassini? Così è nato il Grand Hotel "Appia Antica", albergo a 5 stelle e ..o stalle. Paola Pizzigallo, coraggiosa e resistentissima Guardia Forestale, abi­tava infatti la suite autonoma, nella cabina di guida. Un compartimento fungeva da selleria e magazzino.

Alla cerimonia della partenza c'era il Presidente Claudio Gallone e Montino, Assessore alla Cultura del Comune di Roma con il messaggio del Sindaco ed i simboli di Roma da consegnare al Sindaco di Brindisi.
Nessuno pensava in quel momento a quanto lungo sarebbe stato il nostro cammino, presi com'eravamo dal fasci­no dell'Appia che sicuramente - nei suoi primi 15 chilometri - è la più bella strada del mondo: così carica di monu­menti e di testimonianze di storia che, anche percorrendola a piedi lentamen­te, sembra di andare troppo veloci per riempirsene gli occhi.
Tanto diritta che - presente Pio IX - servì ai primi esperimenti di telegrafo e l'astronomo Sacchi la prese poi come base per la rete geodetica italiana .
Diritta come una spada come si pretende siano tutte le strade romane, tanto che perfino qualche archeologo pensa che i romani costruissero le stra­de diritte perché era più facile!
Basta invece pensare al traffico di tanti carri pesanti, lenti e diversi tra loro soprattutto nella velocità. Basta riflettere sul loro inevitabile incrociarsi e sul loro continuo e faticoso superarsi in una strada che solo in alcuni tratti era larga abbastanza da consentire il passaggio contemporaneo di due veicoli. Solo una strada dritta consente di vedere lontano e valutare gli spazi ed i tempi dei movimenti necessari al controllo dei carri. E questo serve a .capire perché - pur se a caro prezzo- si evitavano anche allora le curve!

L'asfalto deila lunga salita delle Frattocchie sotto la pioggia battente ci ricorda ancora il rumoroso sibilo degli autotreni che con le ruote aprivano l'ac­qua alzandola in baffi sino ai cavalli: una sensazione nuovissima!
Distinguevamo a fatica i mausolei di Clodio e di Pompeo, quasi confusi con le prime case di Albano. Più avanti la tomba degli Orazi e Curiazi: la pioggia è quasi finita.
Il giorno dopo, a perdita d'occhio si apre dinanzi a noi la pianura pontina che i romani attraversavano su barche, mentre noi galoppiamo a lungo sugli argini dei canali che costeggiano l'Appia: incontriamo molti amici a cavallo.
Si alzano degli aironi cinerìni.
Galoppiamo più del solito, almeno quanto ci consente il terreno pesante, fino alla sosta di Tor Tre Ponti ed anche il giorno seguente.
Da Borgo Hermada, dove abbiamo trascorso due notti riposandoci un gior­no, entriamo in Terracina con la sorpre­sa di scoprire la parte antica della città con le porte, le costruzioni, i templi romani confusi alle vecchie case. Saliamo con il basolato dell'Appia sem­pre più in alto, verso il tempio sacro a Giove di Anxur.
Dal passaggio a strapiombo si apre uno spettacolare orizzonte di mare dal Circeo al tutta la pianura di Fondi.
Giù, c'è il grande lago con Torre Pesce e Torre Portella dove la gendar­meria pontificia controllava il confine.
Alla nostra sinistra, sul monte, vediamo ormai vicino S.Biagio - il paese della nostra guida Brancaleone - sulla destra in aito indoviniamo lontana la posizione di Itri dove ci fermeremo la notte.
Attraversiamo Fondi e ritroviamo il basolato dell'Appia che ci fa salire sui monti nascosto tra rovi e cespugli in un tramonto bellissimo.
Da Itri il giorno seguente scendiamo verso il mare passando accanto alla tomba di Cicerone, subito dopo c'è Formia poi Scauri e Minturno colonia romana sin dal 295 a.C..L'Appia attra­versa tutta la vasta zona degli scavi archeologici tra portici di tabernae pros­sima al foro ed al grande teatro.

 

Sino ad ora la domanda frequente che ci faceva la gente a vederci passare era: "Dove andate ?"
Al Garigliano, dove ci attende Giorgio Cionini con gli amici Campani la gente comincia per la prima volta a chiedermi invece:"Da dove veni­te?" Mi rendo conto che abbiamo già fatto molta strada, almeno abbastanza per far sentire che sono straniero ed è in questo momento che comincia la bel­lissima sensazione di fare realmente un lungo viaggio a cavallo!
Prima di Minturno galoppiamo molto lungo la riva del mare da cui ci allontaneremo andando verso l'interno: sembra fantasia, ma quando lo rivedre­mo si chiamerà Ionio ed infine Adriatico. Non è bello essere a cavallo ed avere questi pensieri?.
Dopo l'antica Sinuessa, davanti a noi si aprono le porte di quello che era considerato il Paradiso Terrestre del mondo romano la "Campania Felix", celebrata da tutti gli scrittori e poeti.
Cicerone così la descrive in una delle sue Orazioni: "... il territorio più bello di questo mondo, I 'unico fiorenlissimo fondo dei popolo romano, la sorgente della ricchezza,., il granaio delle legioni, la suprema risorsa della carestia\ " Non per niente proprio lì, sul Monte Massico il dio Bacco aveva inventato il Falerno.
A Casetta siamo ospiti, nelle scude­rie della Reggia, del Gruppo della PS. con il privilegio la mattina seguente di fare un galoppo all'alba sui lunghissimi prati del grande Parco Reale .
Abbiamo ormai lasciato la pianura e saliamo: dopo S.Maria a Vico riviviamo fisicamente le Forche Caudine con la gola di Arpaia e poi, dopo Benevento, S Giorgio del Sannio e Trevico il punto più alto del nostro viaggio.
Qui dopo 27 chilometri percorsi a dorso di mulo, il giovane Grazio - lo racconta lui stesso -attese a Trevico l'arrivo di una bella ragazza: l'attese fino a notte fonda, ma l'alba puella non si fece vedere.
Con un percorso che sconfina spesso tra Basilicata e Puglie attraversiamo Rocchetta S.Antonio e scendiamo su Melfi e Venosa.
Iniziano qui le grandi distese senza fine di campi ondulati: liberi ormai da ogni raccolto, asciutti ed arati da poco ci fanno un'impressione grandissima per i tanti colori dall'argento al marrone profondo. Non vi sono alberi o case e sembra di vedere uno dei grandi spetta­coli quali lo sono il deserto, il cieio ed il mare.
Attraversiamo a cavallo Melfi, Venosa - patria di Orazio - Gravina, Altamura.
Sono tutte città da vedere, da visi­tare e da ricordare per i loro scavi archeologici ed i monumenti, ma anche per le loro chiese medioevali, i castelli normanni, le abbazie.
Gravina, con il suo ponte antico che attra­versa un grande dirupo con l'Appia, ci offre la visone inattesa perché rara - e quindi preziosa- della monumentalità e del­l' imponente solennità della grande strada romana.
Abbiamo poi attra­versato le Murge dal ter­reno difficile perché pie­troso e pesante, ma che rende proverbialmente sicuro il piede ai cavalli locali.
Lungo la strada non vi sono grossi centri e prima di arrivare a Mòttola abbiamo tra­scorso la notte in mas­serie piuttosto isolate -Bove, Coluni e Capoiazzo - circondate da recinti di pietre, con olivi secolari e grandis­simi.
Da questo momento possiamo dire che sono iniziati i festeggiamenti e le celebrazioni del viaggio! A Mòttola il Sindaco ha dato vacanza alle scuole elementari e tutti i bambini sono venuti a farci domande e ad accarezzare i cavalli.

I cavalieri pugliesi si sono aggiunti al nostro gruppo sempre più numerosi ed a Taranto abbiamo tutti insieme attraversato l'intera città, com­preso l'Arsenale navale ed il Ponte gire­vole, per essere accolti nella piazza cen­trale dal Vicesindaco con palco e discorsi
Due tappe ancora - S.Domenico e Francavilla - e siamo alla fine: Brindisi!
L'Appia antica termina con una imponente sca­linata di marmo sul mare del porto; al Sindaco abbiamo conse­gnato il messaggio che abbiamo portato da Roma:
Il primo viaggio a cavallo dei cavalieri della FITETREC-ANTE da Roma a brindisi lungo l'antica via Appia, costituisce un importante esempio di un modo nuovo e corretto per vivere il nostro territorio.
Possa questo viaggio sulla Regina Viarum essere ulte­riore stimolo per tutti a cono­scere, dilendere e valorizzare, nell'interesse collettivo attua­le e futuro, i tanti monu­menti ed i tanti valori che il nostro territorio contiene
Molto abbiamo visto, vissuto ed imparato durante questo lungo viaggio che forse non vorrò mai esattamente ripetere proprio perché temo di non riuscire a provarne una sensazione migliore.
Siamo tornati con la nuova conferma di una nostra già affermata esperienza: gli ele­menti che concorrono a costruire il signifi­cato di un lungo viaggio a cavallo sono tanti, di tanto spessore ed intimamente allacciati fra loro. Vale la pena provare e soprattutto provare a farlo bene.

I CAVALIERI

Cavalieri componenti il gruppo a cavallo con partenza da Roma: Luigi TRIOSSI, Maurizio TRAMIS, Paola PIZZIGALLO del Corpo Forestale dello Stato, Giuseppe CHIARELLI* (C.F.S.), Francesco CHIARELLI* (C.F.S.), Giuseppe D'ONGHIA* (C.F.S.); dopo 10 giorni dì viaggio effettivo i 3 cava­lieri indicati con * si sono alternati con: Domenico SASSO (C.F.S.), Aldo MONDELLA (C.F.S.), Giuseppe NIGRI (C.F.S.).
Hanno compiuto 9 giornate effettive di viaggio, a partire da Venosa: Matteo LAERA e Leuccio PELLE'.
Hanno collaborato come guide più giorni ciascuno: Lino NICOLETTI, Mario BRANCALEONE, Giorgio CIONINI, Matteo LAIRA.
Hanno compiuto tutte le operazioni di supporto logistico: Angelo NARDELLI (C.F.S.) e Donato MARANGI (C.F.S.).

HANNO INOLTRE PARTECIPATO ALLE VARIE TAPPE ALTRI 72 BINOMI.

I quattro cavalli del Corpo Forestale dello Stato che hanno compiuto l'in­tero percorso Roma-Brindisi sono: ULLA, ZUZÙ, ADZO e DELGADO. Provengono dal Centro di Equitazione di Campagna GALEO­NE

LE TAPPE

1) LANUVIO, C.I. Quarto della Mandorla; 2) TOR TRE PONTI, (Latina.) C.I. Tor tre Ponti; 3) BORGO HERMADA, Terracina, Fattoria Romani; 4) idem. Riposo; 5) ITRI, Pro Loco; 6) MINTURNO, C.I. Sinuessa; 7) CASERTA, Scuderie P.S. Palazzo Reale; 8) S.MARIA A VICO, C.I. Ascot Club; 9) S.GIORGIO DEL SANNIO, C.I. Country Club "I Tufmi"; 10) TREVICO, Pro Loco; 11) idem. Riposo; 12) ROCCHETTA S.ANTONIO, Campo auto­sufficiente; 13) MELFI, C.I. di Melfì; 14) VENOSA, C.I. Venosa; 15) MAS­SERIA BOVE, Genzano di Puglie; 16) MASSERIA COLUNI, Gravina dì Puglie; 17) MASSERIA CAPOIAZZO, Gioia del Colle; 18) MOTTOLA, Loc. La Giunta, C.I. Amici in sella; 19) PATEMISCO (TA), Centro Forestale; 20) S.DOMENICO (TA) C.I. Santo Domingo; f\ 21) idem. Riposo; 22) FRANCAVILLA C.I.; 23) MESAGNE, Masseria delle Caprette; 24) BRINDISI: ARRIVO!